Il ponte di Pinzano


Il fiume Tagliamento è il principale corso d'acqua del Friuli Venezia Giulia. Sorge dalle Alpi Carniche e, dopo aver percorso 170km sfocia nell'Adriatico, poco a nord di Venezia. Il suo alveo è composto da una serie di canali intrecciati che ne allargano il corso fino a superare il kilometro di larghezza. Solo nei pressi di Pinzano al Tagliamento, stretto tra il monte di Ragogna e il monte Molimes, il letto del fiume si restringe ad appena 150 metri.


Il caratteristico alveo del Tagliamento lo ha sempre reso difficile da attraversare, o per la larghezza del letto del fiume o per le forti correnti create dalla stretta di Pinzano. Per l'intero XIX secolo ci furono vari tentativi di progettare un ponte in corrispondenza di quel punto del corso del fiume, ma nessuno fu realmente costruito. Solo agli inizi del '900 un consorzio intercomunale decise di incaricare l'ingegnere Giuseppe Vacchelli della progettazione del ponte. La costruzione fu affidata all'impresa milanese Odorico & C. detentrice di alcuni brevetti sul cemento armato, un materiale innovativo in quegli anni.


Vacchelli progettò un ponte composto da tre arcate paraboliche da 48 metri di luce ciascuna, realizzate col brevetto Melan. Le arcate erano realizzate con una struttura metallica autoportante annegata nel getto di calcestruzzo. L'impalcato, invece, venne realizzato col sistema Monier ed era retto da archi secondari da 10 metri di luce tenuti su da pile che poggiavano sugli archi principali. Quando fu inaugurato, nel 1906, il ponte di Pinzano era lungo 280 metri (154 metri alla base degli archi). Divenne il più grande ponte in cemento armato d'Europa.


Poco meno di 10 anni dopo l'inaugurazione del ponte di Pinzano scoppiò la Prima Guerra Mondiale. La guerra veniva combattuta pochi kilometri ad est del Tagliamento, quando, nella notte del 24 ottobre 1917, gli eserciti astro-ungarico e tedesco attaccarono la 2° Armata Italiana sulla linea tra Tolminio e Caporetto. La disfatta di Caporetto costrinse l'esercito italiano a ripiegare verso ovest. Le truppe in ritirata attraversarono il ponte sul Tagliamento e decisero di minare e far brillare l'arcata ovest del ponte per ostacolare l'avanzata del nemico. In breve tempo gli austriaci rimisero in funzione il ponte con una struttura provvisoria che utilizzava il sistema Eiffel. Solo a guerra finita, nel 1920, la società Odorico & C. ripristinò il ponte ricostruendo l'arcata distrutta secondo il progetto originario.


Neanche la Seconda Guerra Mondiale risparmiò il ponte di Pinzano. Nel 1944 i partigiani tentarono di far saltare il ponte senza riuscirci. Minarono la base di uno degli archi, ma questo non fu sufficiente a far crollare il ponte. Il danno sulla pila, però, spostò l'arcata verso valle di alcuni centimetri. Il ponte fu riparato grazie all'ausilio di martinetti solo dopo la fine della guerra.

Il ponte di Pinzano riuscì a sopravvivere ai tentativi di demolizione in due conflitti mondiali, ma il suo destino era segnato. Ad inizio '900, quando furono eseguiti gli scavi per realizzare le fondazioni delle due pile intermedie si cercò di raggiungere le rocce sottostanti l'alveo del Tagliamento. Purtroppo, dopo aver scavato per oltre 17 metri in corrispondenza della pila sinistra non c'era ancora nessuna traccia dello strato roccioso e si decise di fondare la pila su terreni meno stabili. Benché non si trattasse di un vero e proprio difetto di costruzione, questo dettaglio fu fatale per il ponte di Pinzano. Durante l'alluvione del 1966, la fondazione della pila più debole fu scalzata dalla furia delle acque e la base dei due archi di sinistra ruotò vistosamente verso valle. Il ponte non crollò, ma era ormai inservibile. 

Il danno dell'alluvione era irreparabile e si decise di demolire e ricostruire il ponte utilizzando una soluzioni moderna. All'Appalto Concorso per la ricostruzione del ponte di Pinzano parteciparono 5 imprese. Il progetto vincitore fu quello presentato dall'impresa Rizzani, un'impresa di costruzioni udinese che, fondata nel 1831, vantava oltre cent'anni di esperienza. Il progetto presentato dalla Rizzani portava la firma di Silvano Zorzi.

Il ponte progettato da Zorzi è una delle opere d'arte dell'ingegneria italiana. Dopo i danni subiti dal vecchio ponte, la scelta di Zorzi fu quella di non affidarsi ai terreni dell'alveo. Così, lo schema strutturale che scelse per il suo ponte è quello di un portale a tre cerniere in cemento armato precompresso che avrebbe coperto, con un'unica luce, la distanza di 185 metri che separa le sponde rocciose del Tagliamento.  La trave orizzontale del portale ha altezza variabile: dai 7 metri in corrispondenza delle spalle essa è rastremata fino a raggiungere i 2,5 metri in mezzeria.

Persino in fase di costruzione Zorzi evitò di affidarsi ai terreni dell'alveo del fiume. Il ponte fu costruito realizzando le due estremità della trave come mensole a sbalzo. Queste vennero costruite gettando conci da 3,5 metri, procedendo progressivamente verso la mezzeria. Il momento flettente necessario a reggere ciascuno sbalzo da oltre 60 metri era assorbito da 28 cavi in acciaio del diametro di 35 mm ancorati alle pareti rocciose della stretta di Pinzano. Una volta completate le due mensole ed unite in chiave, i cavi vennero rimossi per consentire al ponte di lavorare come un portale a tre cerniere.

Dopo la prova di collaudo, avvenuta caricando il ponte con 14 autocarri da 50 tonnellate e 6 carri armati da 45 tonnellate, il ponte di Zorzi fu inaugurato il 19 marzo 1970. 

Ad appena 6 anni dall'inaugurazione un violento terremoto colpì il Friuli. La scossa del 6 maggio 1976 raggiunse la magnitudo 6,5 sulla scala Richter con un epicentro ad appena 20km dalla stretta di Pinzano. Nonostante le ingenti perdite in tutta la regione, il ponte di Zorzi ne rimase illeso ed è percorribile ancora oggi. 

Questa magnifica ed elegantissima struttura entra di diritto tra le opere d'arte strutturale del nostro Paese!