Navier e i ponti sospesi

Navier e i ponti sospesi


La costruzione dei ponti sospesi è molto antica e risale ai ponti di corde costruiti in Tibet e in Perù. I primi ponti sospesi moderni risalgono invece ai primi anni del 1800 e sono stati costruiti negli Stati Uniti da James Finley e in Gran Bretagna da Samuel Brown.
Entrambi basavano la progettazione su un approccio pratico ed empirico.

Claude Louis Navier isegnava già all’Ecole des Ponts at Chassees quando fece due viaggi in Gran Bretagna per studiare i segreti di queste strutture. Tornò a Parigi con una teoria matematica per il calcolo dei ponti sospesi in grado di calcolare l’equilibrio delle catene di sospensione basandosi su semplici equazioni differenziali.

Una tavola del trattato sui ponti sospesi scritto da Navier

Navier ebbe l’occasione di mettere in pratica la sua teoria quado progettò un ponte sospeso che attraversava la Senna e collegava l’Hotel des Invalides (la tomba di Napoleone) con i Champs Elysees. Il ponte degli Invalidi copriva una lunghezza totale di 170 metri (la porzione sospesa era lunga 150 metri). Il sistema di sospensione era formato da catene composte da un fascio di 9 barre in ferro. Particolare era il sistema di ancoraggio delle catene, composto da un blocco di muratura su cui le catene si incurvavano fino a diventare verticali. In corrispondenza della piega era previsto un grosso contrafforte inclinato che serviva ad assorbire la spinta generata dalla curva subita dalla catena. Infine, la catena terminava al centro di un arco inverso che ne contrastava il tiro.

Il ponte degli invalidi progettato da Navier

Appena le catene furono messe in tiro alcune fessure si aprirono nella parte alta dei contrafforti di ancoraggio. Le fessure continuarono ad aprirsi fino a circa 5 centimetri quando l’impalcato fu completato. Pochi giorni dopo, era il 6 settembre 1826 quando una condotta interrata indebolì il terreno della riva del fiume, lato Champs Elysees, vicino all’ancoraggio del ponte. L’ancoraggio cedette e il tiro delle catene scaraventò le torri di sospensione nella Senna causando il crollo dell’intero ponte.

Dettaglio del sistema di ancoraggio dei cavi del Ponte degli Invalidi

Un dilemma morale
Non c’era un particolare motivo per costruire il ponte proprio in quel punto della Senna, né con quella tecnologia particolarmente innovativa. La scelta di Navier fu dettata soprattutto dal desiderio di mostrare al mondo la gloria della Francia e del Corps des Ponts et Chassees.
L’episodio del crollo del ponte progettato da Navier non è il primo né l’ultimo di questo genere e il problema non riguarda solo le opere ingegneristiche. La storia è piena di esempi di imprese fallite miseramente e, nonostante i rischi, l’umanità continuerà sempre a spingersi oltre i suoi limiti, animata dal desiderio che ha portato i primi esseri umani a lasciare le caverne per costruirsi un mondo migliore.

Cosa faresti tu? Continueresti a provarci senza paura di fallire, con la speranza di vincere e far progredire l’umanità? O, spaventato dal fallimento, continueresti a vivere nelle caverne e progettare ponti con travi semplicemente appoggiate? Esiste una risposta giusta? Si può progredire senza correre rischi?