Il napoletano che sfidò Navier

Il napoletano che sfidò Navier

Tutti gli studenti di ingegneria o architettura hanno amato o odiato Navier quando hanno avuto a che fare con la formula che porta il suo nome. Non tutti sanno, però, che fu lui a progettare uno dei primi ponti sospesi d’Europa. Purtroppo, il ponte progettato da Navier crollò miseramente nella Senna, mentre era ancora in costruzione. Era il 1826, ed ho già parlato di quel disastro (Navier e i ponti sospesi).

Proprio in quegli anni Luigi Giura, un giovane e promettente ingegnere napoletano, fu incaricato dal re Francesco I di Borbone di progettare un ponte che attraversasse il fiume GariglianoGiura accettò l’incarico, e propose di attraversare il Garigliano con un ponte sospeso.

Il giornale inglese “The Illustrated London News” che esprimeva “perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani e le sue vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, sicure vittime di questo vano esperimento di sprovveduti dettato solo dalla voglia di primeggiare”.

Poteva mai fare meglio di Navier?

Come biasimare la diffidenza dell’opinione pubblica?

Re Ferdinando II, erede di Francesco I, fiducioso nelle capacità di Giura, rispondeva con la solita frase a chiunque sollevava il minimo dubbio sull'operato dell'ingegnere napoletano: “Lassate fa o’ guaglione!

Per niente scoraggiato dal crollo del ponte di Navier, ed incoraggiato dal sovrano che gli conferiva piena fiducia, Giura fece un lungo studio sui ponti sospesi, recandosi in Gran Bretagna per imparare dal recente Union Bridge (primo ponte sospeso d’Europa) ed in Francia, per comprendere l’errore di Navier.

Il progetto del ponte sul Garigliano prima e dopo il viaggio di Giura

Nel 1828, appena due anni dopo il crollo del ponte sulla Senna, Giura aveva il progetto pronto!

Non solo il ponte di Giura aveva dettagli costruttivi innovativi, come il sistema di sospensione delle catene, ma anche il processo di produzione del ferro delle catene era stato ottimizzato per produrre una lega di ferro e nichel che, dopo un processo di trafilamento, era sufficientemente resistente da reggere il peso del ponte. In questo fu facilitato dalla grande esperienza delle fonderie di Mongiana (Calabria), altro orgoglio industriale del regno dei Borbone. 

Dettaglio del sistema di sospensione delle catene

Nel 1832 il ponte fu completo, ma i dubbi sulla solidità del ponte non erano terminati. Molti speravano ancora in un fallimento. I giornali inglesi ancora riportavano cattivi presagi scrivendo che il ponte era completo, ma non ancora collaudato per paura del suo crollo.
Fu Ferdinando II a mettere a tacere le malelingue, dimostrando massima fiducia nell'ingegno del suo suddito. Salì sul ponte per fermarsi a centro campata mentre ordinava a due squadre di lancieri e sedici carri d’artiglieria di attraversare il ponte a gran trotto.


La descrizione del collaudo del ponte sugli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie

Il ponte resistette per altri 113 anni, fino a quando, alla fine della seconda guerra mondiale, una squadra dell’esercito tedesco in ritirata, per sfuggire all'inseguimento degli Alleati, decise di farlo saltare. 
Nel 1998 il ponte fu restaurato e resta lì, solido e impassibile a dimostrazione dell’ingegno napoletano.